• Anna

Il più grande strumento che esista

Aggiornato il: 1 dic 2020

La gioia della musica è il titolo di uno straordinario libro di Leonard Bernstein del 1959, pubblicato in Italia da Longanesi nel 1982. Straordinario era Bernstein stesso, i suoi scritti ne sono una conseguenza: grande pianista, direttore, compositore e divulgatore appassionato, mai pedante o presuntuoso, come solo sa essere chi possiede cuore oltre che genio.

Tra il 1954 e il 1961 partecipò a una serie televisiva dal titolo Omnibus parlando di musica classica e realizzò anche una puntata dal titolo: What Makes Opera Grand (Che cosa fa grande l'opera). A questo link è possibile ascoltare un breve estratto, mentre sul libro è riportata l'intera lezione, tra gli scritti televisivi, completa di esempi musicali.

In un momento in cui si fatica a immaginarsi un futuro roseo per l'opera lirica, o anche solo un futuro, leggo queste parole e ci trovo verità, modernità, semplicità, calore, conforto. Spesso nell'opera il tempo sembra fermarsi: sospesi dentro un'emozione un momento vale quanto un'eternità. Allora rimaniamo dentro la sospensione, cercando di tenere vivi i nostri valori e le nostre passioni, per ritrovarli e condividerli di nuovo il più presto possibile.

Grandezza? Una parola strana per l'opera. Che vuol dire? Per molta gente, in verità, significa proprio e soltanto quello splendore, quell'opulenza, le pellicce, i gioielli. Significa un'attività di alto bordo, riservata alle classi agiate, dispendiosa, remota, difficile e frivola, intellegibile solo ai musicisti e amata solo da qualche scalmanato. In ogni caso un'attività per pochi. Come è sbagliato tutto questo!

In realtà, l'opera è, invece, per i più; come è sempre stata. È la prima e più popolare delle forme d'arte. In Italia, la culla dell'opera, la stessa gente che va a sentire Aida va anche alle partite di calcio (n.b. questa affermazione è l'unica anacronistica, purtroppo). In tutta l'Europa andare all'opera vuol dire semplicemente andare a teatro. L'opera è teatro; è una forma persino più popolare di teatro perché emozionalmente più diretta. Non c'è modo di dar forza alla semplice asserzione "ti amo" se non quello di far avanzare un tenore fino alla ribalta e fargli urlare:



È di una semplicità lineare. Le emozioni umane più elementari vengono isolate e magnificate ben oltre la loro dimensione naturale, in modo da non sfuggire a nessuno. Ogni emozione vi viene incontro ingigantita, chiara, diretta, senza dispersioni.

(...)

Una delle cause principali del grande potere di immediatezza dell'opera sta nel canto. Può sembrare una constatazione puerile, ma in realtà acquista grande significato quando si pensa che fra tutti gli strumenti di quella vasta ed eterogenea collezione chiamata orchestra, non ce n'è uno che possa competere con la sublime espressività della voce umana. Essa è il più grande strumento che esista. Quando la forza del dramma, la narrazione di un avvenimento, o l'emozione che questo suscita vengono affidate alla voce singola o a molte voci insieme, non c'è nulla in tutto il teatro che ne eguagli l'immediatezza d'impatto espressivo.



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