• Riccardo

La sfortuna di avere una bella voce

C'è un fenomeno ben noto a chi lavora con l’audio a livello professionale o semi-professionale: orecchio e cervello si abituano facilmente a determinate frequenze e, con grande adattabilità, compensano la mancanza di altre frequenze, 'immaginandole' dove in realtà non esistono. Per questo motivo è fisiologicamente necessario che un buon professionista, in fase di missaggio o mastering, si prenda pause a intervalli regolari, per riposare o ascoltare altri generi musicali: orecchio e cervello vengono così 'resettati' , riportati a quelle 'impostazioni di fabbrica' necessarie per lavorare con oggettività su di un progetto.

Anche nell'ascolto a teatro o a lezione questo aspetto di fisica del suono ha un riscontro: spesso infatti si apprezzano più, perdonando mancanze, voci non particolarmente belle e ricche di armonici, dal timbro artefatto e poco naturale, ma sicure nei passaggi cruciali piuttosto che voci ricche in armonici e schiette che mostrino una qualche incertezza.


Mi spiego meglio: entra in scena il cantante A con voce piena e personalità. La prima reazione è quasi unanime: wow! L'intera platea pende dalle sue labbra, o meglio dalla sua ugola: il nostro A non può permettersi alcun passo falso, perché alla prima incertezza la reazione o i commenti finali sarebbero: sì, bella voce però... o... tutta natura, ma la tecnica... La maggior parte degli spettatori si è abituata alla bellezza del timbro e le imperfezioni si notano di più.

Entra in scena il cantante B: ha una voce non perfettamente proiettata, quindi povera in armonici, un po' disomogenea nei vari registri vocali, con conseguente limitatezza di forza espressiva. La prima reazione è: huihuihui… Però poi B porta l’opera alla fine, riuscendo anche a piazzare un paio di buone note acute. Nel frattempo le orecchie di buona parte del pubblico si sono assuefatte alle sue carenze, 'immaginandosi' e quindi sentendo una voce più ricca e bella di quella presentata oggettivamente. I commenti: beh, mica male alla fine!...o (peggio) B non ha una voce bella, ma senz'altro una tecnica eccellente!

La realtà è che esistono in natura voci belle e meno belle, ma il fine della tecnica vocale dovrebbe essere anche quello di sviluppare tutti gli armonici possibili: solo così un cantante può espandersi oltre la massa orchestrale senza spingere il suono, facendo percepire all'ascoltatore tutto ciò che qualifica e rende espressivo il suono stesso: le parole, le dinamiche, il legato, il fraseggio.

Capita così spesso che le voci 'povere' non siano di per sé brutte, ma, piuttosto, figlie di una tecnica povera, sufficiente sì per 'portare in fondo' un’aria o un’opera, ma non completa in merito al senso e significato all'arte del cantare.

Le cosiddette voci belle 'di natura' non appartengono di solito a cantanti che non hanno avuto bisogno di studiare tecnicamente, per un qualche merito genealogico. È più probabile che possano contare su un maggiore istinto e su una forte musicalità, ma non dimentichiamo che si tratta di due qualità comunque fondamentali per definire il talento in questo campo, essenziali quindi per un artista di successo. Diciamo che le belle voci hanno responsabilità maggiore, per essere all’altezza delle aspettative che creano fin dal primo suono emesso sul palcoscenico e forti nel mantenere uno standard sempre alto.

Il fenomeno uditivo descritto all'inizio può darci un'interessante consapevolezza riguardo all'ascolto dei grandi cantanti del passato. Siamo infatti ormai abituati ad ascoltare incisioni di buon livello qualitativo e per questo portati a interrompere presto un ascolto che ci sembra in qualche modo tecnicamente inaccettabile, oltre che infarcito di stili e vezzi lontani dal nostro tempo. Concediamo un po’ di tempo in più al nostro orecchio e al nostro cervello, quando entriamo nel magico mondo dei “reperti” fonografici di cui siamo, fortunatamente, ancora in possesso! Potremo così veramente apprezzare i maestri del secolo scorso e anche rubare qualche trucco del mestiere, magari attualizzandolo dal punto di vista stilistico...ma questa è un'altra storia!

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