• Anna

FARE SPAZIO PER LA VOCE

No, non si tratta di un articolo foniatrico su frequenze e risonanze. Tuttavia essere interpreti, cantanti o strumentisti, è senz’altro anche una questione di spazio. Nel momento dell'esecuzione non è infatti possibile essere un tutto pieno: i nostri pensieri, che siano tecnici o meno, le nostre sensazioni, i dubbi, le opinioni e le critiche devono essere abbandonate..

Chi ha un talento per il canto o per lo strumento è in grado di creare un senso di spaziosità per se stesso e per gli altri ed è nello spazio, nell'innominabile vuoto, che trovano casa la creazione o la ri-creazione, la crescita, lo sguardo e l’ascolto.

Quando non ci identifichiamo completamente con ciò che facciamo, specialmente nel momento stesso in cui lo facciamo, siamo in grado di lasciar parlare la poesia, l’umanità, l’armonia o la disarmonia, la bellezza e l’orrore. Abbiamo fatto spazio.

L’attenzione a ciò che stiamo realizzando, dal punto di vista tecnico ed esecutivo, si posa allora lieve sulla nostra voce, come una supervisione invisibile e impalpabile, come sale perfettamente sciolto e irrintracciabile nel buon cibo.


Lo spazio mentre si canta è il silenzio delle voci interiori, specialmente delle voci giudicanti. Se non facciamo il vuoto intorno all’espressione, il corpo e il cuore non vibreranno liberi. Le voci che ci vorrebbero zittire fanno tanto, troppo rumore nella testa, ma sono solo pensieri e possiamo scegliere di lasciarli andare. Non è possibile cantare e nello stesso tempo pensare al canto, al proprio suono e al modo in cui farlo uscire in modo corretto ed efficiente.

Se abbiamo spazio a disposizione possiamo davvero sperimentare e permetterci di crescere. Nel vuoto possiamo tentare, osare, cambiare, rigenerarci, rilassarci. Il pieno dei pensieri affolla l’espressione artistica e chiude la gola.


Lasciare da parte le proprie certezze, mettere in pausa le convinzioni e le opinioni, abbandonarsi al vuoto e agli orizzonti ampi, sono i più bei regali che possiamo farci come musicisti. Pochi capiranno forse la differenza, non tutti ci apprezzeranno, il mondo non cambierà. D'altra parte, il senso di ciò che facciamo è sconosciuto ai più, ragione ulteriore per gioire delle proprie conquiste, senza affannarsi a cercare quel consenso universale che mai potremo avere.



Grazie al vuoto si va anche lontano da se stessi, per come ci si era ingessati in una figura da non dover aggiornare troppo spesso. (Chandra Candiani)



Le persone che ci ascoltano con cura e attenzione, i veri maestri, hanno il bel potere di fare luce nei nostri angoli più bui e polverosi, se solo glielo permettiamo. Facciamo spazio e dimentichiamo le nostre posizioni e fissità; spesso non sono altro che una difesa. Sono lo scudo costruito per opporci all’indifferenza e all’opposizione di un mondo che davvero non ha tempo per fermarsi ed ascoltarci e va dove gli pare. Sono i cerotti che applichiamo sulle imperfezioni che non possiamo accettare, sono piccole affermazioni a cui diamo dignità di verità assolute.


Il vuoto è molto vicino al senso dell’umorismo, perché hai meno appigli a cui aggrapparti per prenderti sul serio e così viene più spesso a visitarti il riso, l’ebbrezza del non avere niente da difendere. (Chandra Candiani)

Coltiviamo la modestia e i sorrisi, non perché forse un giorno ci verrà restituito qualcosa, ma solo perché ci fanno bene nel presente. Essere capaci di farsi attraversare dalla musica e dalla poesia degli altri non ci rende insignificanti, ma semplicemente “spaziosi”. Ci rende più grandi.


Nel vuoto che riusciremo a creare, ascoltiamo solo le voci che ci parlano con profondità, empatia, rispetto, intelligenza, le voci che consigliano amorevolmente e incoraggiano. Spingiamo nel vortice le critiche spietate, le meschinità che bruciano, le cattiverie gratuite, l’ignoranza che umilia e ferisce. I nostri persecutori interni sanno sempre dove trovarci, perché l'indirizzo glielo diamo noi. (Nicoletta Cinotti)




Per ispirarsi e approfondire:

Nicoletta Cinotti, Scrivere la mente, Morellini Editore

Chandra Candiani, podcast Il mondo come meditazione, ep.2 Il vuoto


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