• Anna

Lezioni in presenza

Mai avremmo immaginato, solo un anno fa, di dover pensare, organizzare ed effettivamente svolgere, come insegnanti o come studenti, delle lezioni che non fossero ‘in presenza’. Sembrava scontato e imprescindibile, per la formazione in campo musicale, l'essere fisicamente insieme e sul posto: o così o niente, nessuna via di mezzo. Senza la minima intenzione di addentrarmi nel dibattito sanitario, sociale e culturale che ci ha scosso per tutto il 2020, cedo volentieri alla necessità di chiudere l'anno con una qualche sorta di bilancio e una riflessione sull'esserci-o-non-esserci nella materia che conosco meglio, il canto.


Di tutte le lezioni di canto prese privatamente e al Conservatorio ne ricordo un numero che si può contare sulle dita d'una mano. Ho iniziato molto presto lo studio del canto, in un’età in cui è difficile avere consapevolezza di sé; o almeno per me lo era, perché tra i 15 e i 25 anni ho costruito gran parte delle fondamenta della mia vita, ma, purtroppo, quasi sempre in modo istintivo, a volte inconscio o, quanto meno, molto poco riflessivo.

Ho ricordo vivido di alcuni momenti importanti, quelli di una scoperta o di un traguardo raggiunto in termini tecnici, quasi sempre un’illuminazione istantanea che però riusciva a lasciare una traccia reale e tangibile nel mio percorso di apprendimento. Ho sempre pensato che riuscire a imprimere e ricordare ‘fisicamente’ come realizzare un obiettivo vocale (riuscire a prendere sempre e con sicurezza le note acute così come quelle gravi, arrivare a cantare una certa aria con le sue difficoltà, portare a termine l’arduo compito di cantare tutta un’opera di filato,...) sia la chiave per avere successo nella professione del cantante. E per successo intendo non fama e guadagni, altra faccenda, ma la soddisfazione che nasce dal poter compiere un cammino sempre in crescita, sempre migliorando, sempre raggiungendo gli obiettivi che noi stessi o il mondo del lavoro ci presentano.


La presenza nel canto è qualcosa che va al di là dell’esserci fisicamente e va ben coltivata, ogni giorno, con gli strumenti giusti. Rimanere 'in presenza' durante una lezione significa per me:

  • essere puntuale. La disciplina e il rispetto dispongono le persone a dare con maggiore gioia e generosità.

  • imparare presto a conoscersi, ovvero sapere, per esempio, se abbiamo bisogno di un certo tipo di riscaldamento vocale per poterlo fare PRIMA della lezione stessa e sfruttare il tempo a disposizione per cose più importanti.

  • arrivare preparati (rientra nel punto precedente: conoscenza di se stessi). Non è tanto questione di rispetto, quanto di convenienza: non abbiamo a disposizione tempo infinito, conviene sfruttarlo al massimo possibile. La lezione di canto non è: lezione di solfeggio, lezione di lingua, lezione di storia della musica, lezione di fisiologia. Piuttosto è un mix di tutto questo, l’imparare poco a poco ad aprire le porticine dei compartimenti più o meno stagni in cui stipiamo le nostre conoscenze.

  • ascoltare l’altro, sia esso insegnante o studente. Sembra una banalità, ma vi assicuro che lasciarsi attraversare dalla voce dell’altro con mente aperta e giudizio sospeso può essere molto complicato.

  • non giudicarsi o, almeno, non farlo continuamente. Sono una grande sostenitrice del metodo: “ZITTO E CANTA”, convinta che sono le azioni a cambiare la nostra realtà, non le parole. Chi continuamente commenta, si interrompe, si critica o si elogia, fa e rifà senza darsi il tempo di riflettere e darsi ordine, non arriva mai al nocciolo del canto e dell’espressione. (Ricordiamoci anche che l’ascolto dall’interno non è la verità assoluta, ma va conosciuto ed elaborato come un utile riflesso dell’ascolto ‘da fuori’.) Si impara moltissimo anche dall’oltrepassare un momento di defaillance e dall’arrivare comunque alla fine.

  • imparare ad assimilare in modo pressoché immediato le correzioni. Essere concentrati sul momento presente, sul sentire in modo puntuale e profondo, ci permette di non ricadere in un errore, una volta che ci sia stato segnalato. Fare e rifare gli stessi errori, nell’ora di lezione o a distanza di giorni e mesi, è segno di grande disconnessione da se stessi, che, cosa da non sottovalutare, può essere dovuta anche a una mancanza di talento per il canto.

  • gioire delle conquiste, ricordandosi sempre che si sta facendo qualcosa di eccezionale e vivificante. Le passioni forti, nel bene e nel male, sono l’anima del canto e dell’espressività, fondamento dell’opera e della poesia.

  • tenere gli occhi aperti, in senso letterale, perché gli occhi definiscono la traiettoria della nostra voce, la direzione del fraseggio, il contatto tra noi e il pubblico, sia esso reale o del tutto immaginario.

  • sperimentare senza paura, perché la lezione è il momento giusto per farlo. Un*insegnante attento vi incoraggerà sempre a provare qualcosa di nuovo e ‘pericoloso’, qualcosa che vi porti fuori dalla zona di comfort per raggiungere una bella e potente illuminazione. Fidatevi e lanciatevi senza rete, non vi può succedere niente di grave, piuttosto qualcosa di molto utile e interessante!



Detto questo, si può essere ‘in presenza’ anche durante una lezione ‘online’? Onestamente è molto più difficile, non tanto per la mancanza del contatto fisico, quanto per la difficoltà di un ascolto minimamente decente, nella maggior parte dei casi. Dato che però non si apprezza mai abbastanza una cosa finché non ne veniamo privati, cerchiamo di usare tutto questo per la nostra crescita personale e per il nostro apprendimento.


Sentiamoci presenti il più possibile: nel canto, nella vita, online e offline. Se siamo costretti alle lezioni online inventiamoci nuove possibilità, nuovi spunti, nuovi modi di studiare; impariamo a registrarci e a riascoltarci, poi a registrarci meglio e a registrarci cantando su di una base.

Perfezioniamo la lettura a prima vista, la pratica pianistica, l’intonazione, cantando senza strumento e snocciolando intervalli impeccabili, oppure facciamo ricerca sui testi e sulle immagini che si intrecciano alla nostra musica. Studiamo la dizione, pratichiamo la generosità dell’espressione immaginando sempre di cantare per qualcun altro, ascoltiamo 20 versioni diverse di uno stesso brano cercando di cogliere ogni sfumatura, investiamo tempo e denaro per il canto se siamo convinti che esso sia il vero fulcro della nostra strada professionale, come faremmo da bravi sportivi per comprarci una qualsiasi necessaria attrezzatura (e se non siamo fermamente convinti facciamoci tutte le domande possibili! Ad esempio, se fare queste cose vi sembra faticoso e troppo difficile, può essere che dobbiate ripensare alla vostra scelta di vita).


Buon 2021!



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